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Louis Dumont
La Civiltà Indiana e Noi
Piccola Biblioteca Adelphi
Adelphi
Pag. 161 Formato: 10,5 x 17,5 cm. Anno: 1986 ISBN: 978-88-459-0215-4
€. 10.00 €. 9.50 (-5%)
Più ostica ancora della sua letteratura folta di dèi è sempre apparsa all’Occidente la concezione indiana della società. Così il sistema delle caste si è attirato numerose condanne, fondate su conoscenze assai vaghe. Poco prima di pubblicare il suo fondamentale Homo hierarchicus, che ha al suo centro un’interpretazione della società delle caste, Louis Dumont ha voluto con questo breve saggio sgombrare il cammino dagli equivoci più tenaci che lo ostruiscono. Fedele all’insegnamento di Mauss, si è preoccupato innanzi tutto di ciò che risultava dall’«inventario delle categorie» indiane e occidentali. E subito ha rilevato discordanze tali da giustificare molti malintesi.
A differenza dell’Occidente, per esempio, l’India scinde gerarchia e potere. Il sacerdote è il primo fra gli uomini, ma non rivendica il potere. Il re regna, ma è sottomesso spiritualmente al sacerdote. Più in generale, quella interdipendenza che in Occidente è data dall’intreccio delle attività economiche, per l’India è una categoria religiosa: anzi, si potrebbe dire, la categoria, su cui tutto si costruisce. Nulla, nella visione indiana, esiste in quanto isolato. Tutte le volte in cui noi vediamo l’individuo indivisibile che opera, l’India percepisce la totalità. Per essa, in accordo con una concezione antichissima, l’individuo è il rinunziante, colui che opera fuori dal mondo, non all’interno di esso.
Una tale struttura mentale, del tutto opposta a quella occidentale, è però capace di sostenere un edificio quanto mai complesso e articolato. Dumont ci aiuta a riconoscerne le nervature e insieme ci costringe a riconoscere la singolarità e improbabilità delle nostre categorie: primo passo per capire l’India e noi stessi. La civilta indiana e noi fu pubblicato per la prima volta nel 1964 nei «Cahiers des Annales».
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Scheda dell'autore: Louis Dumont
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informazioni sull'Autore: Louis Dumont
Louis Dumont (1911–1998) era un antropologo francese. Insegnò alla Oxford University negli anni 1950 e fu direttore dell École des Hautes Études en Sciences Sociales (EHESS) a Parigi. Egli pose una differenziazione tra empirismo e ciò che definisce empiricismo. Se il primo termine definisce quella corrente di studi alla cui base c’è l’esperienza diretta, l’indagine sul campo e un’informazione il più possibile ampia e che rimette, se necessario, in discussione le concezioni acquisite, il secondo vuole servire da etichetta per tutti quei suoi colleghi che ostentano con orgoglio le categorie della propria ideologia e le tecniche della loro attuazione, e che ritengono di poter rinunciare, in alcuni casi, ad una completezza nei dati raccolti, con conseguente ristrettezza nella prospettiva. Da buon antropologo ed estimatore dell’etnografia è un convinto fautore dell’osservazione partecipata anche nel caso si debba procedere allo studio di un intero sistema sociale; prescrive, inoltre, che il ricercatore debba essere disposto a mettersi in discussione per meglio capire l’altro e non limitarsi a rinchiudere i dati raccolti in categorie immutabili, ma centrare la propria attenzione sulle idee e sui valori (per Dumont i componenti costitutivi dell’ideologia) che caratterizzano tale complesso oggetto di studio.
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